La scelta dell’animale nella pet therapy
Ogni progetto di Intervento Assistito con gli Animali (IAA) nasce da un intreccio delicato di relazioni, bisogni, sensibilità. Che si tratti di Attività Assistite (AAA), Educazione Assistita (EAA) o Terapia Assistita (TAA), c’è sempre un momento, spesso silenzioso ma cruciale, in cui ci si chiede: “Con quale animale porteremo avanti questo percorso?”
È una domanda importante, che non ha risposte preconfezionate. Perché non esiste un animale “giusto” in assoluto, ma esiste l’animale più adatto a quel contesto, a quella persona, a quell’obiettivo.
Ogni animale è unico, come ogni persona
Spesso si tende a pensare che un animale “buono” o “educato” sia automaticamente pronto per ogni tipo di intervento, ma non è così. Ogni animale è un individuo con un suo carattere, una sua storia, le sue emozioni.
Un cane dal temperamento gioioso e dinamico, per esempio, può essere perfetto per lavorare con i bambini, coinvolgendoli in attività ludiche e stimolanti. Ma lo stesso cane, in un contesto con anziani affetti da demenza, potrebbe sentirsi fuori luogo o trasmettere involontariamente agitazione.
Un cavallo particolarmente sensibile e delicato può entrare in sintonia con un ragazzo timido, aiutandolo ad aprirsi senza pressioni. Ma potrebbe sentirsi in difficoltà con un giovane più espansivo, esuberante, magari inconsapevolmente invadente.
L’idoneità, quindi, non è un’etichetta fissa, ma una valutazione che tiene conto della relazione, del contesto, del momento.
Valutare è prendersi cura
Per accompagnare un animale in un percorso IAA serve ascolto profondo e competenza professionale. Il medico veterinario esperto in IAA è la figura incaricata di valutare lo stato di salute fisico e comportamentale dell’animale, rilasciando — se ci sono le condizioni — l’idoneità alla partecipazione.
Ma non finisce lì. La valutazione è un processo continuo, che non si ferma al primo sì. Per questo, la collaborazione con il coadiutore dell’animale è fondamentale: è lui o lei che conosce davvero l’animale, lo osserva ogni giorno, ne riconosce le sfumature, i segnali sottili, i piccoli cambiamenti che possono fare la differenza.
Quando il cambiamento è una scelta d’amore
Può succedere, nel corso di un progetto, che emergano nuove esigenze, nuove dinamiche relazionali. In questi casi, cambiare animale (o anche solo tipologia di animale) non è un fallimento, ma un atto di rispetto profondo, sia verso le persone che verso l’animale stesso.
A volte un cane viene sostituito da un coniglio, un cavallo lascia spazio a un gatto. Altre volte, semplicemente, si cerca un soggetto con caratteristiche più in sintonia con il nuovo setting. Si cambia per accogliere meglio, non per escludere.